Lavorare in un hotel a Venezia: una finestra sul mondo

Lavorare in un hotel a Venezia: una finestra sul mondo

Lavorare in un hotel a Venezia, pardon a Mestre, la terraferma della Serenissima, è un po’ come avere una finestra aperta sul mondo. Se chiudo gli occhi, mentre sono seduta sulla mia poltrona, posso viaggiare. Udire le diverse lingue parlate dai turisti e in un attimo ritrovarmi nella zona dei grandi laghi in Canada, in Spagna a Siviglia, a Lione in Francia…ecco… un profumo strano che non riesco a decifrare. Sono in Cina, apro gli occhi e comincio il check-in con un bel “NI HAO”.

Reception service - Campanello

Ogni individuo che entra da quella porta ha sicuramente una storia da raccontare, un’esperienza da condividere, qualcosa da insegnare.

Non è facile, però, saper soddisfare tutti: ogni persona di ogni nazionalità ha necessità e aspettative diverse. E a volte non li capisco, non comprendo cosa porti a fare tanti km in auto una persona che, appena arrivata, non mi chiede come raggiungere il centro storico, ma dove si trovano gli spacci d’abbigliamento di marche famose. NIET. Mi demoralizzo.

O quando con una prenotazione di due notti e due ore passate a Venezia mi chiedono “C’è un’altra città da visitare? Venezia l’abbiamo vista oggi pomeriggio”. Ma se io, che abito qui, non l’ho ancora vista tutta! Penso che una vita intera non sia sufficiente per conoscerla davvero questa meravigliosa città.

Canale di Venezia

Ponte di Venezia

Gli orientali si ostinano a credere che in Piazza Ferretto o in via Piave a Mestre ci sia la fermata di un vaporetto diretto a San Marco, ma in fondo l’Italia rispetto alla Cina è un puntino su una carta geografica. Ciò però non toglie il fatto che sarebbe meglio comprare una guida turistica se stai facendo il tour d’Italia e non sai che Venezia si trova sull’acqua mentre Mestre no!

Turisti a Venezia

E poi entra chi rimarrà nel tuo cuore per sempre. Riconosci dal primo sguardo chi ti sarà amico per la vita.

Come Peggy. Resta alcuni giorni col marito e non è la sua prima volta a Venezia. Ti fa domande dettagliate, più specifiche, sui musei, sulle mostre, sui ristoranti. Alla partenza l’abbracci, ti vengono le lacrimuccie. Subito dopo quando sta per entrare nel taxi, prende una botta in testa e  ti metti a ridere a crepapelle.

Oppure Penelope, un’australiana, da sola, a cui offri uno spritz, metti un po’ di musica tra una chiacchera e l’altra. Lei comincia inaspettatamente a ballare la break dance tra i quadri nella hall e tu tenti di salvarli correndo qua e là, mettendoli al riparo dalle gambe dell’improvvisata ballerina, che nel frattempo ti racconta del suo travestimento da uomo per partecipare ad un comizio politico di un partito, a cui potevano partecipare soli uomini. Girl power!

Una sera, il mio collega greco era stato rimproverato dai proprietari dell’hotel per il troppo baccano dopo le undici. L’hotel dev’essere un luogo tranquillo, di riposo. Il giorno dopo Dave e Debbie, una coppia sulla cinquantina, entrò con una chitarra in mano. Tutta contenta, dopo averli portati in camera, chiesi loro una canzone. Verso le 7 di sera si sedettero al bar ed ordinarono del vino. Abbassai la musica nella hall e lui un po’ timido mi disse che conosceva solo una canzone e cominciò a suonare…solo quella. In un batter d’occhio tutti gli ospiti della struttura, belgi, greci, francesi si riunirono intorno a lui e cantarono a squarcia gola. Quando il piccolo concerto terminò chiesi alla coppia di non menzionare su internet ciò che era accaduto, altrimenti avremmo passato dei guai. Dave e Debbie scrissero solamente su una pagina del libro nella hall “Siamo felici che vi sia piaciuto il Karaoke”. Mannaggia!

Scritta sul libro dell'hotel

Quello che ti resta delle persone che hai incontrato in questo luogo magico a volte è solo un commento nel libro e una e-mail. Sai che probabilmente non li vedrai mai più… o che li andrai a trovare a dicembre, quando l’hotel sarà chiuso…

Vi saluto con una cartolina, vi aspettiamo!

A Venezia con Monica