“RE”petto…”RE” nel mio regno

“RE”petto…”RE” nel mio regno

Che Repetto fosse in gamba, lo avevo capito già dal suo esordio come Expedia Pioneer, ma la conferma definitiva è arrivata quando è venuto dalle mie parti. Avevo preparato un percorso in cui avremmo dovuto toccare alcune zone da me più o meno conosciute, ma lui è stato così perspicace, da propormi una località che mi era del tutto ignota: L’Eremo di S. Bartolomeo.

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2Un posto magico e affascinante, inserito nel Comune di Roccamorice, all’interno del Parco della Maiella. Ho sposato subito l’idea, anche se un pochino spaventata dal percorso che avremmo dovuto fare per arrivarci. Non essendo una sportiva abituata alle passeggiate in montagna, avevo il timore di non essere all’altezza della situazione.

 

 

zolfoIo e il mitico Simone (Simo per me) ci siamo incontrati la prima sera dopo cena, per fare due passi in centro e pianificare i nostri due giorni in Abruzzo, davanti ad un bel Gin tonic, la prima di una lunga serie di tappe alcoliche, che accompagnerà il nostro mini tour.

 

La location da me scelta per questo breve briefing, era la zona pescarese in cui oggi si riversa la maggior parte dei modaioli della città, cioè l’area accanto al vecchio Mercato coperto, una struttura appena rimodernata, circondata da baretti, wine bar e ristorantini easy, tra fricchettoni e Radical chic.4

 

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Deciso a larghe tracce l’itinerario, ci siamo dati appuntamento la mattina dopo un po’ prima delle 9. Per adeguarmi alla camminata che avrei dovuto affrontare, ho aperto la mia mega scarpiera, alla ricerca degli stivaletti più adatti, scegliendo quelli che, contro ogni previsione logica, si riveleranno paradossalmente perfetti per la mia passeggiata rupestre =

7 (3)uno scarponcino stringato, con cingolato di gomma e vergognoso tacco 12, però largo e compatto, che mi ha permesso comunque di arrampicarmi senza nessuna difficoltà tra le rocce ripide e sconnesse, leggera quasi come un “Angelo di Victoria Secret”.

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Lasciata la mia macchina sul ciglio della strada, abbiamo cominciato la discesa verso l’Eremo, alla ventura, senza avere la minima idea di dove si trovasse di preciso.

Il primo tratto della stradina sassosa, era molto insolito, a volte un po’ lugubre, circondato da fitti alberi secchi e intricati, che mi ricordavano un po’ gli ambienti cupi di Tim Burton, però al sole.

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Raggiunto un incrocio segnaletico, accanto ad una croce in ferro battuto, abbiamo imboccato un sentiero suggestivo, composto ai lati da cespugli selvaggi, ogni tanto intervallati da ciliegi in fiore. Si intuiva, dalle piante piegate quasi stirate, che il vento da quelle parti deve essere impietoso. Mentre camminavo, mi sembrava persino di sentire tra le siepi come delle voci, ma questo strano effetto, invece, era solo frutto di bizzarri fenomeni naturali.

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Le montagne tutto intorno erano spettacolari, da brivido. Un susseguirsi di alte rupi, svettanti, affacciate su profonde valli verdi che respiravano di primavera.

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Si percepiva finalmente il risveglio dalla natura, nei colori e nei profumi, mentre da lontano i ghiacciai innevati del Gran Sasso e della Maiella, così lucidi e brillanti sotto il sole, parevano quasi laminati.

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Ogni 5- 6 metri, ci chiedevamo dove fosse questo posto tanto atteso e mentre scattavamo foto da ogni angolatura cresceva in noi l’emozione di scoprire quella misteriosa escursione. Lungo il tragitto, anche a causa della mia inaspettata dimestichezza alpina, mi sentivo proprio come una principessa sulla sommità del suo regno incantato, accompagnata dal proprio “RE”. 13 (3)

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Superata l’ultima croce, dopo uno stretto viottolo a strapiombo su di un ruscello smeraldo, siamo giunti nel luogo sognato, nel più totale silenzio. Completamente soli in quell’incanto. Dopo qualche gradino scivoloso, si scendeva in un corridoio posto sotto una parete rocciosa, così bassa, da coprire quasi ad arco quel breve spazio, avvolgendolo.

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Al centro una fontana ed un tavolo rustico con una panca di legno, a disposizione di eventuali picnic di ardimentosi turisti. In effetti, trovandomi in quel posto così fuori dal mondo, come solo un eremo può essere, a me che non sono zen, ma più festaiola, per un attimo è balzata l’idea di organizzare lì una gita con amici, con zaino in spalla, vino e leccornie, per trascorrere una piacevole scampagnata, abbinando il fascino di quell’ atmosfera solitaria al piacere di un momento conviviale.

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All’ estremità, un piccolissimo rifugio chiuso da una porticina, delimitava quell’ angolo di Paradiso. Nell’ interno, c’erano tre stanzette rudimentali dal pavimento di pietra.

20La prima con un altare colmo di voti, fotografie, scritte, croci, corone di fiori appassiti, simboli votivi, lumini e qualche libro.

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La seconda era vuota, ma con un camino e la terza si affacciava sul dirupo con una piccola finestra quadrata.

Non sono di natura una con inclinazioni “Om” ….eppure mi sono sentita rapita da quel clima meditativo, introspettivo, sentendomi trascinata da una forza misteriosa.

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Lasciato dopo una buona mezz’ora il mio piccolo castello nella montagna, trasformata ora da Principessa in Heidi col mio dolce “RE”mì, io e il mio Simo ci siamo rincamminati lungo l’impervia stradina verso l’auto, arricchiti e soddisfatti, ma ancora più appagati dalla successiva tappa, che prevedeva un pranzetto niente male a base di gamberi di fiume e trote, in un ristorantino tipico vicino Popoli.

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Prima però di raggiungere la Trattoria del Buongustaio, siamo passati davanti alla deliziosa chiesetta di S. Rocco, all’ingresso del paese di San Valentino. Un’immagine bellissima, stagliata su di un panorama spettacolare ed un prato di margherite gialle. Anche il piccolo borgo è molto caratteristico, con un Duomo che, nella sua imponenza, ci ha lasciato senza fiato.
Con un appetito micidiale, scatenato dall’altitudine e dalla lunga passeggiata, dopo qualche giro in lungo e in largo per ritrovare la strada, abbiamo finalmente individuato il Ristorante, buttandoci su di un Cerasuolo freschissimo, un antipasto di trota da dodici e lode ed una vagonata di crostacei affogati nel cognac, due piatti davvero da urlo.
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Il saggio Pioneer, non ha perso come al solito l’occasione di prendere contatti con la gente del posto per i suoi appunti di viaggio e così, dopo un paio di grappe barricate e 4 chiacchiere produttive, ci siamo diretti a Capestrano, un paesino abruzzese tra i più carini in Abruzzo.
Prima di arrivare, ci aspettava un paesaggio primaverile bellissimo, che racchiudeva in pochi metri il panorama del borgo antico e le distese verdi dei prati con le balle di fieno appena arrotolate. Uno spettacolo emozionante.
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Purtroppo anche qui il terremoto dell’Aquila ha lasciato i segni e molte delle strutture importanti erano ancora in restauro, ma siamo comunque riusciti a visitare l’imponente Castello Piccolomini, un edificio bellissimo, dove abbiamo fatto molte fotografie, soprattutto davanti ad un’apertura sulle montagne, davvero entusiasmante.

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Dopo questo interessante giro in terra abruzzese, siamo tornati a Pescara, per rifocillarci prima della serata.  Avevo previsto di cenare vicino Elice, alla storica “Mugnaia”, per far assaggiare a Simone la famosa pasta alla Molinara, cioè un grosso maccherone lungo, ruvido e consistente, condito con ragù di carne, un piatto tipico della nostra Regione.

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Anche qui, non ci siamo fatti mancare niente e, accompagnati da un  bel

FINALE

 

 

 

 

Montepulciano, gli ho fatto provare gli arrosticini di pecora. Ormai sazi ed abbastanza stanchi, ci siamo dati un appuntamento extra large per il giorno successivo, questa volta però dal respiro marinaro, verso la bellissima costa dei trabocchi……..

 

 

 

……continua con Simone, tra Marine, Navigatrici e Navigate