Simone, tra Marine, Navigatrici e Navigate

Simone, tra Marine, Navigatrici e Navigate

……riprende dal primo giorno……

La seconda giornata abruzzese in compagnia di Simone ha cambiato ambientazione e dalle montagne siamo passati sulla costa, iniziando dalla mia città, precisamente dal “Ponte del Mare”. E’un’opera di ingegneria moderna davvero spettacolare, che esiste dal 2009. Per certi versi, mi ricorda quello di S. Diego in California, anche se questo non è per automobili. La cosa assurda è che se non fosse stato per Simo, io non l’avrei ancora attraversato, forse perché non vado in bici e cammino poco.

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Armati delle nostre Canon (la mia molto meno opzionata) e dei cellulari per selfie e condivisioni varie, ce lo siamo fatto tutto a piedi, approfittando per fortuna anche della seconda bellissima giornata di primavera.

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E’ una struttura metallica sospesa sul porto canale, che collega le due zone della città, sulle sponde opposte del fiume, affacciandosi sulla Marina di Pescara. Un tripudio di travi e tiranti sollevano il pilone centrale leggermente inclinato, seguendo due rami separati che poi confluiscono al termine, con un movimento ondulato, davvero scenografico. Da lontano, si può ammirare il panorama circostante, con le montagne sullo sfondo e le Torri Camuzzi, due edifici cilindrici di ultima generazione, eleganti e maestosi, posti quasi come simboli identificativi, all’ingresso della città.

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Di sera, quando il cielo non si è ancora oscurato del tutto, o di notte, con le luci che si stagliano sul mare, attraversando la strada, diventa forse ancora più suggestivo, quasi come fosse una nave da crociera attraccata nel porto.

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Per completare questo giro sul lungomare, ho portato il Pioneer a dare una breve occhiata al Porto turistico, un posto molto piacevole, ricco di barche di ogni tipo e dimensione, purtroppo poco sfruttato per le sue potenzialità.

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Il nostro programma prevedeva, come obiettivo centrale della mattinata (tanto per conservare le abitudini), un bel brodetto di pesce, cucinato secondo la piena tradizionale abruzzese della zona dei Trabocchi, in direzione sud.

 

IMG_0039La prassi itinerante era che io facessi la pilota e Repetto il navigatore, coadiuvato però in questo caso, dalla sua “navigatrice” gelosa, che col suo timbro sensualmente metallico, ci indicava la strada. Questa cosa ci ha fatto morire dal ridere ed è stata la colonna sonora del nostro tour.

i9sAq21429046383Ogni pretesto ed ogni frase legata a quella specie di presenza virtuale dalle sembianze femminili, era per noi spunto di battute ironiche a doppio senso e ce la siamo “spassata, a spasso” lungo l’Autostrada. Prima di raggiungere La Marina di San Vito, dove avremmo pranzato, ci siamo diretti verso Fossacesia, per andare a visitare l’Abbazia di San Giovanni in Venere,

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un capolavoro gotico romanico, che io (tanto per cambiare), non conoscevo. Durante il percorso, il mio copilota, si è dovuto sorbire i miei racconti di donna “navigata”, ascoltando le mie storie di vecchi e nuovi amori, flirt e cose varie….anche questi accompagnati da risate e tanta sana leggerezza.

 

Usciti dalla A14, ci siamo ritrovati in lontananza la Chiesa in tutta la sua opulenza, una cosa meravigliosa, da restare senza fiato!!!! Ad amplificare quella vista stupenda, c’era una natura fantastica, colma di ulivi, ginestre, prati verdi che sembravano campi da golf, fiori colorati, montagne innevate e il mare.

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Un mix incredibile che questa regione regala, ma che io, ingiustamente, spesso sottovaluto. A metà tragitto, proprio ai piedi della cattedrale, ci siamo fatti il nostri selfie quotidiani, tanto per tenere sveglio il nostro ego.

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Giunti finalmente sulla cima, siamo passati lungo un viale alberato, che non ha nulla da invidiare a quello di Bolgheri o simil toscani, però con qualcosa di “stonato”, visto che terminava a Via del Finocchieto
davanti al Ristorante Golfo di Venere….Venere qui è la musa ispiratrice ed abbraccia l’insenatura omonima, il paese e tante leggende legate alla sua figura mitologica.
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Questa Abbazia è pazzesca, per molteplici aspetti : la sua collocazione panoramica, a ridosso della riviera sottostante, quella dei famosi trabocchi che si intravedono anche in lontananza.
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Lo stile originale, che nel suo insieme si distacca parecchio dalle altre chiese romaniche. L’interno, di un gotico lineare e spartano, povero, essenziale, ma nello stesso tempo austero e regale.
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La suggestiva cripta, sotto l’altare maggiore, con affreschi colorati del 1200, le colonne di epoca romana ed un piccolo altare.

 

 

 

Le doppie facciate completamente diverse e infine, tre corpi a cilindro nella parte anteriore, che donano all’architettura, un tocco di Relais Chateaux. L’abbiamo fotografata in tutte le salse, come fosse una diva sul Red Carpet.

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Come al solito, l’appetito incalzava ed ero felice di aver trovato un giusto compagno per le mie fameliche voglie gastronomiche. Così, allungando la tortura con l’ormai consueto giro di boa pre-panzo, dalla Marina di Fossacesia, siamo arrivati al Ristorante Esperia, sul lungomare di S. Vito.
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Direttamente su di un pontile, questo locale a gestione familiare, propone un brodetto di pesce stupendo che, ordinato telefonicamente, ci è stato servito a tavola ancora fumante, in un coccio coperto. Questa volta il vinello era bianco e in caraffa, ma fresco e piacevolissimo. La chicca finale è stata grandiosa : ci hanno portato un pugno di chitarrina all’uovo in una conchiglia di capasanta, da gettare nel sugo rimasto, per un assaggio di primo….che dire??? Una libidine assurda!!! Mi dava soddisfazione vedere che Simone gradiva la scelta del cibo che avevo deciso di fargli provare di volta in volta. Infatti, sapendo che per lui anche questa è una forma di cultura e di conoscenza dei luoghi che visita, ci tenevo a rendermi utile collaborando per la sua buona causa…La cosa che però ci ha

OLYMPUS DIGITAL CAMERAfatto morire dal ridere era che io, non so perché, non facevo che ripetere continuamente che “lui veniva dal nord”, come se fosse una sorta di uomo delle nevi in vacanza studio, sceso da Neanderthal per scoprire e conoscere il mondo.Wiki_smile Appena ci avvicinavamo a qualcuno, anche solo per chiedere una informazione, io partivo con questa tiritera. Suppongo che ormai, anche gli aironi cinerini del Tirino, sapranno che Repetto è del Nord….

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Dopo pranzo, siamo andati a fumarci una sigarettina lungo il molo dietro al Ristorante, fotografando i trabocchi eretti su di un lato. In spiaggia c’era gente e qualcuno ha avuto anche il coraggio di entrare in acqua.

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Dopo una mezz’ora, dalla Marina di S. Vito ci siamo diretti a Lanciano, nell’interno. In attesa che Simone riuscisse a contattare una ragazza del posto che ci avrebbe dato delle dritte sul luogo, siamo andati a visitare il Miracolo Eucaristico, una reliquia famosa per il suo leggendario sanguinamento avvenuto nel 1500.

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Si trova nel Santuario della Chiesa di S. Francesco, a due passi dal centro. Un bel posto, ma credo che Simo più che ammirarla, si preoccupasse di ripristinare la sua connessione internet che lo aveva abbandonato…..Dopo una Pausa caffè in un bar delizioso nel pieno della Piazza principale, ci siamo incontrati con Maura, una ragazzina molto gentile, che ci ha portato a spasso, illustrandoci tutte le principali attrattive della città.
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Il centro storico, la parte medievale, le innumerevoli stradine, le strette gradinate dei vicoli, il belvedere, la Torre Campanaria, la Basilica della Madonna del Ponte, la Chiesa di S. Maria Maggiore, le Torri Montanare e Il Ponte di Diocleziano.

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Proprio un bel giro, che ci ha fatto concludere con soddisfazione la seconda giornata in terra d’Abruzzo. Il clou finale però era concentrato nell’ultima cena……sicuramente molto meno parca di quella di Getsemani….

Il posto scelto per la serata è nel cuore di C.so Manthonè, ossia la “Vecchia Pescara”, una specie di piccola Trastevere in miniatura, con tantissimi localini, dove si riversa la massa per lo struscio serale.

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Si chiama la Taverna 58, il maggior punto di riferimento della vecchia tradizione pescarese, dove si possono assaggiare le specialità della cucina autentica abruzzese, accompagnate da una cantina di ottimo livello ed un servizio professionale,

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rimasto intatto nel tempo. L’ambiente anche è molto carino, caldo ed accogliente. Dopo la “Fellata d’Abruzzo” come antipasto, un primo al tartufo e il libidinoso “Oh…ppè la Majella” per dolce, abbiamo chiuso la nostra maratona mangereccia.

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Sono stati due giorni molto intensi, concentrati, ricchi e interessanti, ma non solo. Io e Simone ci siamo raccontati tante cose, abbiamo riso, parlato, ci siamo confrontati e scambiato pensieri ed esperienze. Per me un’ottima avventura, in cui ho scoperto un nuovo amico. Mi auguro davvero che sia stato lo stesso per il mio “RE” venuto dal Nord……

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