Camogli, almeno una volta nella vita

Camogli, almeno una volta nella vita

Questo è uno dei miei posti, uno di quelli in cui mi sento a casa, la mia spiaggia di quando, d’estate, ho mezza giornata a disposizione, questa è la mia destinazione per andare a fare quattro passi in una domenica d’ottobre, per andare a vedere il mare quando fa freddo davvero, per andarsi a godere il primo sole quando la primavera mette fuori la testa. Quindi mi è difficile descrivervi Camogli da viaggiatore, preferisco descrivervela da amante, da frequentatore, da innamorato. Vi racconto cosa piace a me, quali sono i miei scorci, i miei percorsi, i colori che conosco e ritrovo in uno dei borghi marinari più belli della Liguria.

Camogli

2bagnolido

Appena usciti dalla stazione andate a destra e, all’altezza dell’edicola, scendete sulla vostra sinistra, fermatevi e iniziate ad ascoltare. Qui il mare di Camogli si annuncia, si infila su per il carrugetto e inizia a far sentire il suo racconto di vento e onde. Quando arrivo qui penso sempre ad una poesia di un poeta genovese che si chiamava Edoardo Firpo che in realtà non parla di Camogli ma di un quartiere genovese (lo vedremo); questi versi però stanno addosso a Camogli come una camicia su misura. In particolare mi tornano in testa questi versi:

[…] quando a ti se chinn-a
[…] s’à l’imprescion de ritorna in ta chinn-a
o de cazze in te brasse d’unna moae.

Traduzione:

Quando a te si scende

si ha l’impressione di ritornare nella culla

o di cadere nella braccia di una madre. 

onde e nuvole Camogli

ondanuvola

Come Firpo suggerisce, scendete le scalette e godetevi il borgo da questa angolazione. Le sue case colorate, i suoi lampioni, il campanile della chiesa che si protende come un molo verso il mare, la spiaggia di ciottoli e barche che attende un po’ malinconica la fine della stagione. Eh già perché in questi giorni già Camogli appare un po’ svuotata, i colori sono tremendamente vividi, l’aria è risciacquata dal primo temporale e il vento, soffiando, gonfia il mare e nebulizza le onde che sparse nell’aria rimbalzano la luce dalle pozze alle persiane.

reti porticciolo di Camogli

reti

Mi piace ascoltare il campanile che qui segna ogni quarto d’ora e starmene un po’ sulla spiaggia, come ho fatto mille volte, da un sacco di tempo ad oggi. Alle spalle della spiaggia poi, oltrepassate un piccolo portico che vi immette nella piazza davanti al porticciolo, quella con quella magnifica rosa dei venti al suo centro. Qui prendete la focaccia, quella genovese o quella di Recco, fate voi, e andatevela a mangiare sulla punta del molo, verso il faro. Da qui godetevi quest’altra parte del palcoscenico camoglino: le barche che ondeggiano, le case che si affacciano, il mare che sbatte e gli scogli che tengono, le reti appese e i signori che, sotto le volte, inventano storie di enormi pesci, come enorme è la padella della grande frittura, festa che si tiene qui ogni anno, dal ’52, ogni seconda domenica di maggio.

focaccia di Recco Camogli

focaccia2

le onde e il vento creano una sottile nebbiolina su Camogli

porticciolo

Veniteci a maggio, quando il caldo inizia, veniteci ora, quando l’autunno bussa, in Inverno quando il freddo fa scintillare i riflessi sul mare o in estate quando il campanile segna il tempo della vostra abbronzatura, ma veniteci, non perdetevi Camogli, almeno una volta nella vita. Magari vi accompagno io.