Genova ha la faccia un po’ così

Genova ha la faccia un po’ così

Questo è il post più difficile dell’anno. Non solo perché è l’ultimo (il penultimo, a dire il vero, me ne riservo ancora uno per salutarvi per bene!) ma anche perché parla di Genova. Nel corso di quest’anno incredibile, ogni volta che “sbarcavo” in una città, in un paese, in un posto qualsiasi, mi davo da fare per scovare una storia. Una storia che mi piacesse, che lo rappresentasse, una storia bella da raccontare. Ma come faccio in questa città che considero mia? Come faccio a scegliere una storia quando, in questi giorni, passeggiando per i caruggi, il lungomare, il porto, praticamente ogni angolo mi ricordava decine di storie con tutto il loro carico personale e sentimentale?

mare

Per me Genova è quella città diffidente e scostante che però la sera, nella penombra dei locali di cabaret, sa ridere di sé stessa e del mondo; sono i miei amici comici e cialtroni, le notti lunghe a bere birra, le prostitute che ti salutano mentre tornano a casa, la focaccia di Recco mangiata sugli scogli, le ragazze che sorridono poco alla volta e una donna che ho amato; per me Genova è la sua musica e la sua poesia: Tenco, Bindi, Paoli, Lauzi, Montale, Sbarbaro, Fabrizio DeAndrè. Per me Genova ha le tante facce diverse dei disperati dei vicoli, i capelli azzurri delle signore per bene che passeggiano in via XX, quelle arrossate di chi corre in corso Italia. Genova “ha la faccia un po’ così”, come diceva un altro poeta astigiano che di Genova aveva respirato la maccaia.

spiaggia di Boccadasse Genova

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Genova è il mio Mediterraneo, la mia Repubblica, la mia malinconia selvatica, i modi bruschi, il mugugno, è “Zena”, superba e distante, insomma il mio grande amore che, come per tutte le donne bellissime, non sai mai davvero se è ricambiato o no.

vista dal lungomare di Nervi Genova

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Potete fare così. Prima di tutto, fate un giro nei vicoli. Da via Prè a via del Campo, fino a San Lorenzo, per poi sbucare in piazza DeFerrari. Guardatevi la faccia scura e affascinante di questa città, il suo centro storico, in bilico fra Africa e Sudamerica, fra un romanzo e la vita. Una volta qui c’era Gianni Tassio. Raccontava sempre di essere lui il figlio della prostituta che aveva ispirato a DeAndrè il verso “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Aveva un negozio di musica, se ci entravi ti apriva davanti un libro in cui se volevi potevi lasciare una dedica a Faber; lui diceva sempre: “Prima salutiamo Fabrizio”. Nel suo negozio era anche conservata la sua chitarra che commercianti e donnine del centro avevano acquistato all’asta per una cifra considerevole, perché la chitarra di DeAndrè non uscisse da Genova.

Piazza DeFerrari Genova

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scorcio di Via Del Campo Genova

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ragazzo che suona nei vicoli Genova

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Poi andate a Sottoripa e prendetevi un cartoccio di pescato fritto, passeggiate poi al porto antico, magari fino all’Acquario, al museo Lele Luzzati, fermatevi a vedere le acrobazie architettoniche di Renzo Piano. Poi proseguite verso est, mare sulla destra, e fermatevi al quartiere di Albaro, all’altezza della chiesa di Sant’Antonio. Qui c’è Boccadasse, un borgo marinaro intatto, inglobato negli anni dal cemento della città. Qui si fa un salto nel passato, ci si prende un aperitivo, la focaccia, ci si siede sulla spiaggia a vedere se, per citare ancora Faber (e Ivano Fossati), all’orizzonte “le acciughe fanno il pallone”.

Boccadasse dall’alto Genova

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Proseguite ancora verso Nervi, dove potete passeggiare su uno dei lungomare più belli che io abbia mai visto, fino al paese, se andate verso ovest, fino a Sant’Ilario, se proseguite verso est. Oppure fate una pausa al parco, portatevi un paio di noci, andate sotto un albero, fatele suonare e aspettate uno scoiattolo che scenda a mangiarle. Queste solo alcune piccole cose, le prime e più scontate, un microscopico assaggio della città, per chi arriva e ha poche ore. Ma per Genova ci vuole tempo perché, come i genovesi, si apre pian piano, si svela un pezzetto alla volta, prima vuole vedere se ne vale la pena.

lungomare di Nervi Genova

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parchi di Nervi Genova

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Non andate via la sera, restate per godervi il teatro di luci della città e del porto, magari mentre transitate sulla soprelevata; scegliete un locale dove godervi un po’ di musica o magari un po’ di cabaret, chissà che non mi troviate lì.