Polignano a mare, Locorotondo, Trani. Il “Macramé”

Polignano a mare, Locorotondo, Trani. Il “Macramé”

Il macramè è un merletto a nodi, è un intreccio, raffinato e solido. E’ un termine derivato dalla lingua araba ed entrato a far parte della parlata ligure, è un termine che conoscevo. Per questo mi sono sorpreso quando oggi, accompagnato da Cesaria e Davide (www.ridieasspori.it – www.dashumankapital.com), lui ha nominato questo termine per raccontarmi la cultura pugliese. La cultura pugliese assomiglia a questo intreccio, come nodo marinaro, una specie di merletto di fili arabi e bizantini bagnati dall’acqua di mare; secoli di passaggi che hanno lasciato archi a volta ed archi tondi, arzigogoli e profili severi che si depositano sul panorama, esattamente come, quando evapora l’acqua, resta il sale sui tessuti.

Polignano a mare

Polignano è “meravigliosa” come sembra non smettere di cantare Modugno, con le braccia aperte, quelle di “Volare”, e la schiena al mare. La si può guardare da dentro o da fuori, al buio o alla luce e ricominciare da capo, come in un girotondo, senza capo né coda, ma increspato da ondate di sorpresa, che ti sbattono sul muso come onde sulle pareti di roccia. Da dentro è fitta di viuzze e vicoletti, luci e ombra, panni stesi e gerani.

Polignano a mare

polignano

Ci sono i piccoli bar, un’aria indolente e dolce, poesie scritte sulle scale. A vederla da fuori è come si alzasse, ti fa vedere la faccia severa, quella di chi sa difendersi e nel caso rivendicare la sua bellezza. Ci sono ragazzi che la sfidano tuffandosi dalla scogliera, altri che la guardano con la giusta deferenza, io che la fotografo, sperando la prenda dal verso giusto. Al buio si fa nera, avvolta da una colata di mare e cielo di pece, i muri della case si confondono con la scogliera, rimangono piccoli segni bianchi a ricordare che esiste ancora: lampioni, schiuma della risacca, confuse costellazioni che suggeriscono storie da inventare.

tuffi dalla scogliera Polignano a mare

scogliera

Locorotondo

Locorotondo è il posto del bianco e del blu. Forse in qualche isola greca questi due colori si impongono con la stessa autorevolezza ma non ne sono sicuro. Specchiare le case nella distesa smaltata del cielo sembra la cosa più naturale del mondo e ogni nuvola sembra inopportuna, perché non è da quella parte che il bianco dovrebbe stare, e ogni panno colorato steso al sole è maldestro perché il colore è solo il blu e non spetta allo stendino.

vicolo Locorotondo

vicolo

Il resto è una specie di grazioso fortino di forma circolare, almeno a vederlo da sotto, con le facciate rivolte verso la valle d’Itria, a formare un’unica vasta parete, punteggiata da finestre che guardano alle vigne e agli orti, recintati dai muretti a secco.

balcone Locorotondo

balcone

Trani

Trani profuma di mare e di pietre bianche, le chianche, che qui cavano, lavorano, esportano. La villa comunale è splendida, celebra il mare da una parte e dall’altra infila una via dritta di palme che tiene unita cattedrale e monastero. In mezzo c’è una voliera, perché questa non è solo terra di mare ma anche di aria (basta andare a vedere quella meraviglia che è Casteldelmonte che dialoga con falchi e stelle) ed un acquario.

parte della vista dalla terrazza della villa comunale Trani

dallavilla

Il porto turistico, le piccole vie del centro storico, fitte di simboli, altarini votivi, larghe piazze che raccolgono le persone a parlare, come le antiche agorai che resistono ai millenni e ai non-luoghi. Non portate Dan Brown a Trani, i simboli templari che costellano il centro potrebbero generare un filone infinito di libri e filmsss. Fate finta di niente e fatevi un giro al tramonto. Tutto si infiamma di fuoco e oro, la cattedrale si accende, il mare diventa una lastra d’argento e si moltiplicano le voci che, la “controra” aveva messo in sordina.

barche porto di Trani

barchetrani

Un grazie di cuore per avermi accompagnato in queste tappe a Sara con la quale abbiamo battuto il record di “giri in tondo” e a Cesaria e Davide per i racconti e la bella chiacchierata!