Arrivi sulle pendici di Signal Hill con la città che brulica di vita in lontananza, l’Atlantico che si estende come una lastra di vetro blu e la Table Mountain che si profila così vicina da poterla quasi toccare. Incontra il tuo pilota, allacciati l’imbracatura e impara le nozioni di base.
Quando è il momento, fai qualche passo veloce in avanti. L'ala si gonfia, il terreno si allontana dolcemente e all'improvviso sei in volo. La paura che ti aspettavi non arriva mai del tutto; al suo posto, c’è una strana calma, come se il tuo corpo capisse all’istante che è proprio questo che deve fare: galleggiare.
Una volta in volo, Città del Capo si dispiega sotto di te con una bellezza da film. Scivola silenziosamente sopra i pendii verdi e le strade tortuose, mentre il tessuto urbano si estende verso il mare. La spiaggia di sabbia bianca di Camps Bay si snoda lungo la costa, con le onde che si infrangono su se stesse al rallentatore, mentre Robben Island si staglia tranquilla all’orizzonte.
Gli unici suoni sono il vento e i commenti occasionali del pilota mentre cavalcano le correnti termiche, permettendoti di restare in volo più a lungo, volteggiando dolcemente mentre gli uccelli marini ti sfrecciano accanto all’altezza degli occhi. Il tempo sembra essersi fermato; cinque minuti potrebbero sembrare venti. La sensazione non è come cadere o volare in aereo; è più simile a lasciarsi trasportare, in assenza di peso, in pace e stranamente in sintonia con il paesaggio.
Man mano che scendi verso l’area di atterraggio vicino al lungomare, la percezione delle dimensioni cambia di nuovo: le persone tornano a essere individui, le auto riprendono a fare rumore e tornano i profumi del mare e della città. L'atterraggio in sé è morbido e sorprendentemente deludente: qualche passo, i piedi a terra, e il gioco è fatto. Poi arriva l’adrenalina, seguita da risate, incredulità e una sensazione di euforia che ti accompagna ancora a lungo dopo che ti sei tolto l’imbracatura.