Capolavoro indiscusso della pittura inglese dell'Ottocento, la tela di Millais esprime un fascino sempre attuale.

Chi ricorda il bel video di Nick Cave e Kilye Minogue che accompagnava il brano Where the wild roses grow(1995)? Ebbene la finzione scenica di quella tragica morte rosa, con la cantante australiana che interpretava una donna uccisa dal suo amante, era palesemente ripresa dall'Ofelia di Millais, un'opera che evidentemente continua a esercitare il suo fascino a un secolo e mezzo dalla sua realizzazione e che ancora rappresenta un modello estetico visivo nella cultura dei nostri giorni.


Si tratta di uno dei dipinti più noti della pittura inglese dell'Ottocento, realizzato dall'allora giovanissimo John Everett Millais, che solo pochi anni prima, nel settembre del 1848, aveva fondato la Confraternita dei Preraffaelliti con William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti. Il sodalizio artistico, a cui si unirono anche altri grandi pittori come William Morris o Edward Burne-Jones, intendeva recuperare gli ideali della pittura precedente a Raffaello Sanzio, a cui ascrivevano l'intollerabile rinuncia al realismo e il conseguente sviluppo dell'accademismo, vagheggiando un ritorno nostalgico al passato, in evidente sintonia con il Romanticismo, che portò a privilegiare soggetti letterari, desunti soprattutto da Dante, Shakespeare e la Bibbia.

La tela di Millais fu presentata alla Royal Academy di Londra, la prestigiosa istituzione a cui John venne ammesso nel 1840, appena undicenne, ed è caratterizzata da un particolare formato, ad angoli retti nella parte inferiore e tondeggiante in alto, dovuto all'originaria funzione di pannello decorativo di un baldacchino imperiale.

Il soggetto è tratto dall'Amleto di William Shakespeare e raffigura la giovane Ofelia che, uscita di senno dopo l'uccisione del padre proprio per mano di Amleto, cade in un ruscello mentre sta raccogliendo dei fiori e, senza tentare di salvarsi, continua a cantare mentre viene trascinata dalla corrente.

Millais realizzò una raffigurazione di grande realismo, che per quanto riguarda la parte botanica, rasenta l'illustrazione scientifica. Allo stesso tempo, però, gli elementi floreali e vegetali hanno un indubbio valore simbolico, cosicché margherite, ortica e salice alludono all'innocenza, come precisa lo stesso Shakespeare nel testo originale, mentre sono da ricondurre all'artista le aggiunte del papavero, simbolo di morte, e le olmarie appassite, che rimandano alla caducità della vita.

La modella, nonché pittrice e poetessa, che posò per il pittore di Southampton fu Elizabeth Siddal (1829-1862), uno dei volti più utilizzati dai preraffaelliti. Nota anche col diminutivo di Lizzy, compare anche nei dipinti di Hunt e di Rossetti, con il quale si sposò nel 1860. Si narra che la giovane donna, per interpretare Ofelia, rimase in una vasca da bagno così a lungo da ammalarsi di bronchite, cosicché suo padre chiese un indennizzo al pittore. Ironia della sorte però, la sua vita dopo il matrimonio, celebrato dopo numerosi rinvii voluti da Rossetti, somigliò davvero a quella dell'eroina shakespeariana. Caduta in depressione dopo aver partorito un bambino morto, si spense soprattutto per gli effetti del laudano, la potente droga di cui faceva uso anche Edgar Allan Poe.

John Everett Millais, Ofelia, 1851-1852, Londra, Tate Britain Gallery. Photo Tate London, 2011. Source: -wGU6cT4JixtPA at Google Cultural Institute Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

L'Ofelia di Millais, oggi conservata nella Tate Britain Gallery e valutata 30 milioni di sterline, venne acquistata per 748 ghinee nel 1862 dal collezionista B.G. Windus che a sua volta l'aveva comprata dal gallerista Henry Farrer nel dicembre del 1851 per sole 300 ghinee.