Da quartiere malfamato a zona trendy della Grande Mela. È il secondo rinascimento della patria del jazz ma ora rischia di perdere il suo carattere soul.

Piccole chiese battiste ed eleganti gallerie d'arte. Jazz e speculazione immobiliare. È Harlem, il pittoresco quartiere afroamericano di New York. Per decenni è stato la patria della musica black, ma anche una delle zone della Grande Mela più pericolose. Oggi la fisionomia del quartiere è cambiata profondamente. Gli omicidi e le violenze sono ora un vecchio triste ricordo, mentre fioriscono gallerie d'arte e locali trendy. Così, anche la demografia del luogo sta cambiando: i vecchi abitanti che vivono nei decadenti edifici della zona stanno via via lasciando il passo ai bianchi che acquistano grandi appartamenti a prezzi ancora concorrenziali.

La Harlem nera: le origini

Dire che Harlem sia un quartiere in crisi di identità è forse un po' esagerato. Ma è certamente vero che sta attraversando, da almeno un decennio, importanti trasformazioni. L'area era inizialmente (circa quattro secoli fa) una colonia olandese denominata Nieuw Harlem, in onore della nota cittadina europea. Quando gli inglesi presero il controllo dell'insediamento, venne rinominata semplicemente Harlem. Di lì passarono, nel tempo, italiani e spagnoli. Divenne un quartiere afro-americano solo nei primi anni del ventesimo secolo. La presenza sempre più massiccia di abitanti di colore trasformò quello che era oramai divenuto un quartiere di New York nel tempio del jazz. Musicisti afro-americani si ritrovavano nei vari locali (dove la clientela era rigorosamente bianca) e davano vita a sodalizi artistici irripetibili. In questo contesto si esibiva Duke Ellington, leggenda dello swing e del jazz mondiale, e proprio qui fu scoperta Ella Fitzgerald, magnifica voce venuta alla ribalta giovanissima durante un concorso musicale sul palco del mitico Apollo Theater. Loro e tanti altri hanno contribuito al "Rinascimento" di Harlem.

Tipiche case della Harlem "nera" Picture by Momos - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia CommonsTipiche case della Harlem "nera" Picture by Momos - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons (https://en.wikipedia.org/wiki/History_of_Harlem#/media/File:Harlem_02.jpg)

Storia di un cambiamento

Il quartiere, dopo la guerra, è divenuto uno dei più malfamati di New York. Povertà e degrado hanno fatto da sfondo ad una realtà di violenza e rapine. Solo verso la fine degli anni novanta, anche grazie a cospicui investimenti, la situazione è cambiata. La vera svolta è giunta quando Bill e Hillary Clinton hanno deciso, appena lasciata la Casa Bianca nel 2001, di aprire proprio ad Harlem gli uffici della loro fondazione (125th Street). Il luogo ideale per amanti del jazz come loro. Da quel momento il quartiere ha iniziato a cambiare il proprio volto: non più "afro" ma sempre più meticcio. In questa mescolanza sono stati aperti locali alla moda, ristoranti gettonati come il Red Rooster (310 Lenox Avenue) del famoso chef di origini etiopiche Marcus Samuelson, e le grandi catene commerciali, da sempre assenti nel quartiere e oggi destinate soprattutto ai nuovi abitanti.

Il gospel e le (tante) chiese battiste

"Quando si giunge ad Harlem dagli altri quartieri della città si nota subito tanto colore, e l'orgoglio afroamericano è palpabile: murales, mercati, abitazioni lo rendono subito riconoscibile", spiega Alice Avallone co-fondatrice di Nouk.it, blog di successo che racconta la Grande Mela agli italiani, e co-autrice del libro New York Low Cost (2014, Bur Rizzoli). "Tra tutti gli elementi del quartiere senza dubbio colpisce soprattutto la quantità incredibile di chiese e ritrovi religiosi". Per entrare appieno nello spirito di Harlem, Alice consiglia di entrare in una chiesa la domenica e assistere alle messe domenicali: "Sono calde e gioiose, e il gospel è immancabile". La Bethel Gospel Assembly (2-26 East 120th Street), ad esempio, è una chiesa pentecostale strettamente legata al quartiere: "La prima parte della funzione, della durata di un'ora, prevede un lungo sermone del sacerdote intervallato da canti, dopodiché il coro rompe le fila e si sparpaglia tra i banchi, intonando inni dal ritmo coinvolgente".

La tradizione resiste

Ma, al di là delle piccole e pittoresche chiese battiste, cosa rimane della Harlem della musica black? Nonostante i profondi cambiamenti, "La 125th Street (per un tratto ribattezzata Martin Luther King Jr. Boulevard), è ancora oggi il fulcro del quartiere, e continua a coltivare un forte legame con la musica, che è possibile ascoltare nei jazz club, nelle chiese, a teatro e perfino nei musei". Non si può non trascorrere una serata nel mitico Apollo Theater (253 West 125th Street) con il suo ricco programma musicale, o il Cotton Club (656 West 125th Street) dove è possibile mangiare e assistere a performance di swing e jazz. Resistono anche alcuni ristoranti tipici come il Sylvia's (328 Malcolm X Blvd), dove si ordinano le celebri barbecue rib.

L'insegna del mitico Apollo Theater Picture by Tomasland - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) via Wikimedia Commons (https://ca.wikipedia.org/wiki/Apollo_Theater_(Nova_York)#/media/File:Apollo_Marquee_2006.jpg)L'insegna del mitico Apollo Theater Picture by Tomasland - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons (https://ca.wikipedia.org/wiki/ApolloTheater(Nova_York)#/media/File:Apollo_Marquee_2006.jpg)

Attenti, ma senza esagerare

Harlem ha una pessima fama sotto il profilo della sicurezza. Tuttavia, spiega Alice - che ha vissuto molti anni in vari quartieri di New York, non bisogna esagerare: "Le uniche precauzioni da prendere sono quelle dettate dal buon senso, regole che valgono per tutta New York: non mettersi a contare i soldi davanti ad altre persone per strada e non indossare gioielli eccessivamente vistosi".

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Immagine di copertina: Panorama della Upper Manhattan con il George Washington Bridge Picture by Ed Yourdon - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons (https://en.wikipedia.org/wiki/Upper_Manhattan#/media/File:George_Washington_Bridge,_on_a_late_winter_afternoon.jpg)