
giugno 2026
La Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma conserva alcuni capolavori di Caravaggio e altre straordinarie opere. Ecco la sua storia e le cose da vedere
L’antica piazza Saponara divenne piazza San Luigi dei Francesi, proprio in virtù della chiesa dedicata al santo capetingio Luigi IX, re di Francia dal 1226 al 1270. Iniziato a partire dal 1518 per volontà di Giulio de’ Medici – futuro papa Clemente VII – che ingaggiò l’architetto Jean Chenevières, il tempio nazionale francese venne completato, soprattutto grazie ai fondi messi a disposizione dalla regina di Francia Caterina de’ Medici, solo nel 1589 con Domenico Fontana, che mise in atto il progetto di Giacomo della Porta. La struttura nacque per offrire un punto di riferimento religioso e spirituale alla comunità transalpina residente a Roma, diventando nel corso dei secoli un vero e proprio scrigno d’arte barocca e tardo-rinascimentale.
Sin dalla facciata, in travertino e a due ordini, in cui si alternano timpani triangolari e semicircolari, all’interno di nicchie si celebra la nazione transalpina con le statue scolpite da Pierre l’Eustache a metà del Settecento, raffiguranti Carlo Magno, San Luigi, Santa Clotilde e Santa Giovanna di Valois. L’interno, suddiviso in tre navate da imponenti pilastri rivestiti di marmi policromi, è dominato da una ricca decorazione dorata in stile rococò realizzata nel XVIII secolo da Antoine Derizet, che dona all’edificio un’atmosfera solenne e maestosa.

Gran parte della fama della chiesa è dovuta alle opere di Caravaggio, poste nell’ultima cappella della navata sinistra, appartenuta alla famiglia Cointrel, italianizzata in Contarelli: fu Mathieu Contarelli a commissionare a Michelangelo Merisi i tre celeberrimi dipinti raffiguranti le Storie di San Matteo (1599-1600), scegliendo di celebrare il santo di cui egli stesso portava il nome.
La Vocazione di San Matteo rappresenta la “chiamata” di Gesù nei confronti di Matteo, colto nella sua professione di gabelliere a contare i soldi, come nei quadri di cambiavalute tanto diffusi in area fiamminga. La fama del dipinto, però, è dovuta principalmente al cono di luce che invade la stanza raggiungendo Matteo, riproducendo la direzione della luce reale proveniente dalla finestra della cappella. La luce caravaggesca non è solo un elemento naturalistico, ma assume un valore squisitamente teologico: simboleggia la Grazia divina che irrompe improvvisamente nella quotidianità dell’uomo per offrirgli la salvezza.
La tela di destra rappresenta il Martirio di San Matteo, che viene ucciso mentre sta officiando messa sull’altare: il momento è fissato dal pittore lombardo in una scena drammatica e realistica (il celebre hic et nunc). Al centro della composizione, il carnefice sta per sferrare il colpo mortale, mentre attorno a lui si scatenano il terrore e la fuga degli astanti; tra questi ultimi, sullo sfondo a destra, Caravaggio dipinse anche il proprio autoritratto con lo sguardo velato di tristezza e partecipazione emotiva.
Il dipinto sull’altare, infine, è il San Matteo e l’Angelo (1602), seconda versione dello stesso soggetto dipinto da Caravaggio, che vide rifiutato il primo quadro poiché mostrava il santo come un popolano dai piedi sporchi o, forse, secondo un’interpretazione più recente, il rifiuto venne incoraggiato da Vincenzo Giustiniani che lo acquistò subito dopo. Purtroppo, però, quella tela, giunta a Berlino nel 1815, andò distrutta nei bombardamenti alleati che colpirono la capitale tedesca alla fine della Seconda guerra mondiale. La versione definitiva, ammirabile oggi, presenta invece un San Matteo più nobile ed eretto, guidato dall’angelo con compostezza classica ma senza perdere la consueta resa realistica dei panneggi e dei volti.

La chiesa di San Luigi, inoltre, conserva altri capolavori, tra cui vanno indubbiamente menzionati gli affreschi di Domenichino con le Storie di Santa Cecilia dipinte nella seconda cappella della navata destra. Il pittore emiliano fu chiamato dal cardinale francese Pierre Polet e realizzò il ciclo tra 1611 e 1614, in anni in cui la devozione per la santa romana aveva conosciuto un forte incremento dovuto al ritrovamento del corpo nella basilica di Trastevere a lei intitolata. Le scene, caratterizzate da un rigoroso classicismo e da un uso delicato del colore, narrano la carità della santa, il suo rifiuto di sacrificare agli idoli pagani e infine il suo martirio.
Sull’altare della stessa cappella, peraltro, è collocata una copia di Guido Reni della Santa Cecilia e i santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maddalena opera di Raffaello (1514; Bologna, Pinacoteca Nazionale). L’opera di Reni si adegua perfettamente al tono lirico e devoto dell’ambiente, dialogando armoniosamente con gli affreschi circostanti.
Percorrendo i vari luoghi della chiesa, infine, è possibile ammirare opere del Cavalier d’Arpino, Francesco Bassano, Giovanni Baglione, Jacopino del Conte, Pellegrino Tibaldi e Girolamo Muziano. Tra le altre tappe di rilievo figurano l’imponente organo a canne fabbricato da Joseph Merklin nel 1881 e gli eleganti monumenti funebri dedicati a illustri personalità francesi decedute a Roma, che rendono la visita a San Luigi dei Francesi un’esperienza artistica e storica di primaria importanza.
