
giugno 2026
Tombe, sarcofagi, mummie e papiri: tra le tante cose da vedere al Museo Egizio di Torino, ecco le 15 che proprio non devi perdere
Con oltre 40.000 reperti è la collezione più importante al mondo, seconda solo a quella del Cairo. I quattro piani del Palazzo dell’Accademia delle Scienze, dove ha sede il museo di Torino, narrano il Regno Egizio in tutta la sua storia, incantando i visitatori con preziosissime testimonianze artistiche e materiali. E gli allestimenti? Curatissimi e spettacolari. Ecco qualche consiglio sulle cose assolutamente da non perdere!

01
Libro dei Morti di Iuefankh
La traduzione e la pubblicazione di questo lunghissimo papiro, risalente all’epoca tolemaica (332-320 a. C.), hanno segnato la storia di tutti gli studi egittologici. Si tratta infatti del modello che ha fatto da riferimento per l’interpretazione dei cosiddetti “Libri dei Morti“, ovvero quei lunghi rotoli di papiro che venivano inseriti nelle tombe egizie aristocratiche. Costituivano un elemento fondamentale del corredo, poiché su di essi venivano scritte tutte le formule funerarie necessarie per guidare il defunto nel suo viaggio verso l’aldilà.

02
Mummia predinastica
È la prima nel percorso espositivo e una delle più antiche in assoluto: questa mummia di uomo adulto risale infatti all’epoca predinastica, ovvero al 3500 a.C. (quindi ha più di 5.500 anni!). La mummia, esposta insieme al suo corredo, si trova in posizione fetale all’interno di una vasca ovale: questa era infatti la forma tradizionale della fossa in cui veniva deposto il defunto, che veniva scavata direttamente nel deserto in modo da portare all’essiccazione naturale del corpo. La conservazione delle membra, già in quest’epoca tanto antica, era per gli Egizi un elemento fondamentale nella ritualità funebre, poiché simboleggiava il primo passo verso la vita eterna.
03
Tela di Gebelein
Risalente al 3600-3650 a.C., rappresenta la più antica pittura su lino mai rinvenuta. La tela venne trovata nel 1930 nel sito di Gebelein, a circa 30 chilometri da Tebe, ben ripiegata a fianco del defunto. I vari frammenti, con pitture in rosso, bianco e nero, sono oggi riuniti in quattro pannelli. Si tratta di una testimonianza importantissima, poiché illustra, per immagini, alcuni stralci di vita quotidiana e comunitaria del tempo, con scene di vita sul Nilo e scene legate alla caccia, alla danza e alla navigazione.

04
Statua di Redji
Questa scultura, raffigurante la principessa Redji (o Redit) e risalente all’epoca dell’Antico Regno, IV dinastia (2592-2543 a.C.), è una delle statue più antiche del museo. La dura pietra, granodiorite per la precisione, è lavorata nei dettagli con estrema perizia, tramite l’utilizzo, stando agli studiosi, di strumenti a loro volta fatti in pietra. L’elemento statuario, già durante l’Antico Regno, diventa una componente importantissima del contesto funerario: simboleggiando la sostituzione del corpo terreno, diviene infatti il nuovo custode del ka, ovvero della forza vitale del defunto.
05
Tomba degli Ignoti
Questa tomba fu rinvenuta intatta a Gebelein nel 1911, ed era costituita da un corridoio con tre camere, contenenti sarcofagi, mummie e i rispettivi corredi. Poiché non sono state trovate indicazioni sui nomi delle persone sepolte, è anche nota come Tomba degli Ignoti. Particolarmente interessante è la mummia esposta: in tal caso gli arti sono insolitamente bendati separatamente e i tratti del volto, invece di essere “ricostruiti” mediante una maschera, sono disegnati sulle bende stesse. Questa tecnica è considerata insolita perché le bende separate sugli arti sono particolarmente evidenti rispetto ad altre mummie coeve.
06
Tomba di Ifi e Neferu
Anche questa tomba, risalente al Primo periodo intermedio, che va dal 2118 al 1980 a.C., fu scoperta nel 1911 a Gebelein. In questo caso sono indicati i nomi dei defunti: la tomba appartenne infatti a Iti, indicato come capo delle truppe e tesoriere del re, e a sua moglie Neferu. L’importanza e la notorietà di questo ritrovamento sono soprattutto legate alle sue grandi pitture parietali ben conservate, oggi disposte in modo oculatamente scenografico lungo i corridoi del museo. Le scene dipinte raffigurano momenti della vita quotidiana, attività agricole, offerte rituali e figure legate al culto funerario egizio.
07
Tomba di Ini
È la terza grande tomba di Gebelein, appartenuta al governatore e guardasigilli Ini. La tipologia del ricco corredo, che comprende recipienti ceramici e diversi modellini in legno, diverrà tipica delle sepolture del Medio Regno, come anche la decorazione del particolarissimo sarcofago, che presenta il disegno di due occhi su un lato: non si tratta di una decorazione casuale, ma di un espediente pensato per permettere al defunto di vedere le offerte disposte davanti a lui. I modellini in legno raffigurano spesso servitori, imbarcazioni e attività quotidiane, elementi destinati ad accompagnare simbolicamente il defunto nell’aldilà.
08
Statua di Uahka
Tra le statue più antiche, questa scultura in calcare, risalente al 1850 a.C., è una delle più importanti. Fu rinvenuta nella tomba del governatore Uahka a Qaw el-Kebir e costituisce un singolarissimo esempio di scultura privata: l’autorità provinciale che ritrae, infatti, è qui rappresentata in modo quasi regale, sia per postura che per dimensioni. La posa solenne e la raffinata lavorazione testimoniano il prestigio raggiunto dalle élite provinciali durante il Medio Regno egizio. Il reperto colpisce anche per l’equilibrio delle proporzioni e per l’intensità espressiva del volto, ancora perfettamente leggibile.
09
Papiro satirico-erotico di Torino
Il Papiro satirico-erotico di Torino è senz’altro un reperto unico al mondo. Datato tra il 1186 e il 1076 a.C., è un vero e proprio documento comico, che raffigura animali umanizzati su un lato e scene pornografiche caricaturali dall’altro. Con una simile rappresentazione, l’autore voleva evidentemente dare spazio alla più audace trasgressione. Uno degli esempi più graffianti dell’inaspettato umorismo egizio. Le figure, realizzate con grande vivacità narrativa, offrono inoltre una rara testimonianza della satira e della cultura popolare dell’antico Egitto.
10
Ostrakon della ballerina
Con il termine ostraka si intendono dei frammenti di pietra o ceramica utilizzati dalle popolazioni antiche come supporti per il disegno o la scrittura. Questo ostrakon egizio figurato, che risale al Nuovo Regno (1292–1076 a.C.), per quanto piccolo, rappresenta un pezzo preziosissimo nella collezione del museo, poiché diretta testimonianza della reale capacità artistica egizia: sulla scheggia di calcare è raffigurata una ballerina in movimento, un tema assolutamente inusuale che infrange i canoni tradizionali dettati dall’arte, più conosciuta, delle tombe regali e illustra un momento di vita reale dell’Antico Egitto.
11
Cappella di Maia
La Cappella di Maia venne scoperta nella necropoli di Deir el-Medina, vicino alla tomba di Kha. Le sue spettacolari pitture in tempera a secco furono rimosse insieme all’intonaco originale, nel 1906, mediante la cosiddetta tecnica dello “strappo” e ricollocate al Museo Egizio di Torino. Non serve dare troppo spazio all’immaginazione: lì accanto viene infatti proiettato il video con la ricostruzione digitale di quello che doveva essere l’aspetto originale della cappella. Le decorazioni raffigurano scene religiose e funerarie dai colori ancora vivaci, preziosa testimonianza dell’arte del Nuovo Regno egizio.
12
Tomba di Kha e Merit
Fiore all’occhiello del museo, è senz’ombra di dubbio una delle tombe egizie più famose. Rinvenuta nel 1905 nei pressi di Deir el-Medina, restituì un ricchissimo corredo, tra cui letti, sedie, scrigni, statuette, vasi e cibo, e i sarcofagi lignei con le mummie di Kha, capo architetto al servizio del faraone Amenhotep III, e la moglie Merit. Quando fu scoperta, la tomba si mostrava perfettamente e sorprendentemente intatta: ogni singolo oggetto si trovava nella stessa, identica, posizione in cui era stato sistemato 3.400 anni prima. I sarcofagi sono spettacolari. Quello di Merit è doppio, quello di Kha addirittura triplo: l’enorme cassa nera esterna racchiudeva un sarcofago nero intermedio con decorazioni a foglia d’oro, all’interno del quale si trovava il terzo sarcofago ligneo, rivestito di lucente stucco dorato.
13
Galleria dei Sarcofagi
La Galleria dei Sarcofagi, collocata al secondo piano, ospita alcuni fra i più bei sarcofagi del Terzo Periodo Intermedio e dell’epoca tarda (1100-600 a. C.). Tra questi spicca il gruppo di sarcofagi lignei dello scriba reale Butehamon, che comprende un sarcofago esterno, uno interno e un falso coperchio, finemente decorati esternamente e curiosamente scritti internamente. Molto interessante è anche il laboratorio di restauro delle mummie, sulla sinistra, i cui interni sono visibili ai visitatori grazie a una vetrina, e la sala in fondo, dedicata all’epoca tarda, in cui, tra gli altri, si possono osservare enormi e massicci sarcofagi in pietra nera.
14
Galleria dei Re
Oscurità, luci soffuse e tantissimi specchi per la sala più spettacolare del museo. Qui si trovano molte statue colossali, sapientemente disposte nello spazio espositivo. Dopo aver superato le due enormi sfingi in arenaria risalenti al 1292-1250 a.C. , che sembrano stare lì ad accogliere l’arrivo dei visitatori, non si può non soffermarsi ad ammirare la celebre statua di Ramesse II: quella che l’archeologo francese Champollion definì “l’Apollo del Belvedere dell’arte egizia” e che costituisce il simbolo del Museo Egizio di Torino.
15
Tempio di Ellesiya
Questo tempio rupestre fu fatto costruire da Thutmosi III vicino ad Abu Simbel. Le sue decorazioni, scolpite lungo le pareti, furono ampliate e rimaneggiate nei secoli successivi, prima con Akhenaton, poi con Ramesse II e infine dagli stessi cristiani, a cui si devono croci e stelle a cinque punte. Con l’inizio della costruzione della Diga di Assuan negli anni Sessanta, poiché il lago Nasser minacciava di sommergere Abu Simbel e altri templi della Nubia, l’UNESCO promosse una missione internazionale per il salvataggio dei monumenti nubiani. Tra i templi smantellati e ricomposti, all’Italia, che partecipò all’operazione, fu donato il Tempio di Ellesiya, oggi ricostruito all’interno del Museo Egizio di Torino.
