
maggio 2026
Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli: alla scoperta di due capolavori tra giardini, fontane e tesori antichi
Meta ideale da Roma per una gita di un giorno, Tivoli con le splendide Villa d’Este e Villa Adriana offre due capolavori di arte classica e rinascimentale.
Dai tempi dei Romani fino al Grand Tour, Tivoli, anticamente conosciuta come Tibur, non ha mai smesso di attrarre viaggiatori, artisti e nobili facoltosi. Alle ricchezze del territorio, dotato per natura di numerosi corsi d’acqua che consentono alla vegetazione di crescere rigogliosa, si sono aggiunti nei secoli capolavori che fondono con maestria architettura e paesaggio circostante come il Santuario di Ercole Vincitore, le Terme delle Acque Albule e magnifiche ville, fra cui spiccano Villa Adriana e Villa d’Este, entrambe nel Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Questo straordinario connubio tra archeologia, ingegneria idraulica e natura rende la cittadina tiburtina uno dei poli culturali e turistici più affascinanti dell’Italia centrale.

Una splendida dimora fatta edificare dall’imperatore Adriano a circa 30 chilometri da Roma, la cui struttura originale testimonia l’interesse del sovrano per le più innovative tendenze architettoniche del tempo. Dopo aver viaggiato da un lembo all’altro di uno sconfinato impero, Adriano volle riprodurre nel parco della sua residenza luoghi e monumenti di terre lontane.
Per i romantici la villa è il simbolo dell’amore fra il suo illustre inquilino e il giovane Antinoo, annegato misteriosamente in Egitto, divinizzato e venerato nei due templi con giardino che Adriano fece costruire proprio di fronte ai propri appartamenti privati.

Villa Adriana è la più grande dimora mai appartenuta a un imperatore romano, estesa originariamente su una superficie di oltre 120 ettari che comprendeva strutture abitative, giardini e complessi dedicati alla vita pubblica e privata della corte. Nonostante il suo patrimonio artistico sia stato oggetto di continue spoliazioni, il suo fascino e la sua ricchezza, raccontati da palazzi, terme, ninfei, padiglioni, collegati da una rete di corridoi sotterranei per la servitù e per i carri, oltre a giardini con canali e specchi d’acqua, sono ancora in grado di impressionare e stupire.
Da non perdere le terme, ben due diversi impianti denominati Piccole e Grandi Terme, destinati a classi sociali differenti e ricchi di sale voltate, frigidari e calidari, e il singolare Teatro marittimo, che si sviluppa in tre cerchi concentrici: un colonnato si riflette nelle acque di un laghetto artificiale, al centro del quale campeggia un isolotto con il piccolo edificio dove Adriano era solito fermarsi a meditare. L’isola poteva essere raggiunta a nuoto o attraverso due ponti girevoli in legno.
Il Pecile e il Canopo raccontano i viaggi dell’Imperatore. Il primo è un quadriportico monumentale con una grande piscina e si ispira alla Stoà Poikile di Atene, decorata dai più grandi pittori greci. Nel Canopo, invece, terra, acqua e opere umane si incontrano in un’atmosfera davvero suggestiva. Si tratta di una valle artificiale con statue, colonne e un padiglione: al centro, un canale evoca un ramo del Delta del Nilo, di cui un tempo venivano perfino riprodotte le piene tramite un sofisticato sistema idrico. All’estremità della vasca si erge il Serapeo, una scenografica esedra che fungeva da sala da pranzo estiva.
Ma le strutture più imponenti sono il Palazzo Imperiale, la Piazza d’Oro, un edificio con pilastri dorici e i resti di un prezioso mosaico, oltre al Palazzo d’Inverno (o Edificio con Peschiera), che un tempo poteva essere riscaldato, che termina con una panoramica sala per banchetti.

Questo gioiello del Rinascimento si deve alla delusione del cardinale Ippolito II d’Este per la mancata elezione al soglio pontificio, dopo la quale il nobile prelato decise di trasformare i propri possedimenti di Tivoli in una sfarzosa residenza di corte.
Con l’aiuto dell’architetto, pittore e archeologo Pirro Ligorio, alle suggestioni antiche di Villa Adriana, Ippolito aggiunse un palazzo magnificamente affrescato, ma soprattutto un paradiso verdeggiante di terrazze e giochi d’acqua imitato in tutta Europa.
Insieme all’arte e al paesaggio, suscita stupore l’ingegnoso sistema di alimentazione delle molte fontane, che sfrutta la pressione naturale dell’acqua derivata direttamente dal fiume Aniene attraverso una galleria sotterranea senza bisogno di congegni meccanici. Questi ultimi erano invece usati per produrre effetti sonori, musiche e perfino apparizioni di cinguettanti uccelli metallici.
Dopo un giro fra i ricercati appartamenti del Palazzo, distribuiti su due piani e decorati da affreschi manieristi, l’attenzione è tutta sui tesori del giardino: un itinerario incantato fra alberi e prati, ninfei, grotte, acque e sculture, ideato con il preciso intento di suscitare meraviglia e rappresentare un percorso allegorico e filosofico.
Straordinari scorci paesaggistici fanno corona al Viale delle Cento Fontane e all’impressionante Fontana dell’Ovato, la cui potenza scenografica anticipa nel Cinquecento la sontuosità e l’eccentricità del Barocco. La Fontana dell’Organo conserva un prodigioso strumento idraulico il cui suono può essere udito ogni due ore, mentre la Fontana di Nettuno, che ingloba la seicentesca Cascata del Bernini, è la più spettacolare di tutte e alimenta tre grandi vasche pisciformi in cui si riflette la facciata del palazzo sovrastante.
