Una giornata con il FAI: il castello della Manta

Una giornata con il FAI: il castello della Manta

Domenica abbiamo inaugurato la seconda delle rubriche che ci terranno compagnia ogni mese. Si tratta di “Una giornata con il FAI” (www.fondoambiente.it). Il Fondo Ambiente Italiano non ha bisogno di presentazioni: promuove una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutela un patrimonio che è parte della nostra identità.

Il FAI

Silvia Cavallero è la property manager del castello della Manta e mi accoglie in una giornata impegnativa. Oggi il FAI promuove anche la FAIMARATHON ed il castello è pieno di visitatori e turisti, ci sono anche un sacco di bambini. Questo castello ha un bel rapporto con i bambini, spesso crea attività a loro dedicate in cui possono calarsi nelle atmosfere e nei panni di cavalieri e dame medievali. Prima che Silvia mi accompagni e mi racconti la storia e le bellezze del castello, dice una cosa perfetta: “Il viaggio sono soprattutto le persone“. E’ proprio così, il mio viaggio passa sempre e comunque attraverso le persone. Mi presenta i suoi collaboratori: alcuni sono pronti ad accogliere i turisti e a portarli a spasso per le stanze, altri curano l’accoglienza, altri ancora lucidano le mele che oggi saranno distribuite.

Ragazzi del FAI

volontari

Il castello della Manta

Questo castello, situato sulle colline di Manta, in provincia di Cuneo, conserva una quiete ed un’armonia che appartengono ad un altro tempo, pur rimanendo estremamente vivo. Vivo non solo per le persone che da marzo a novembre lo visitano, ma anche per coloro che ancora lo abitano. Gli eredi della contessa Elisabetta Provana del Sabbione, che lasciò il castello al FAI, hanno mantenuto la proprietà di un’ala e la vivono, specie nei mesi estivi.

L’esterno del castello conserva la stessa imponenza del passato, ingentilito dall’edera verde e rossa che si arrampica sulle sue spesse pareti ma ciò che maggiormente mi ha colpito sono gli interni. D’altro canto è questo che fa il FAI: si impegna perché i suoi edifici tornino a vivere davanti agli occhi dei visitatori. E qui al castello della Manta non occorre sforzarsi per immaginare, tutto è cristallino. L’impressione che ho avuto è che Valerano potesse davvero aspettarci nella splendida sala baronale che mostra con orgoglio la sua nobile linea di discendenza, che un gruppo di cavalieri sedesse attorno al tavolo del vestibolo o che la contessa ancora sedesse nella sala delle grottesche o in una delle poltrone della galleria che conduceva alle stanze di Michele Antonio.

Sala baronale Castello della Manta

sala baronale

Vestibolo Castello della Manta

Vestibolo

La Galleria Castello della Manta

Galleria

I fantasmi del castello

Come per ogni castello che si rispetti anche questo è popolato da paurose storie di fantasmi. Gli spettri sono ben tre: quello della dama bianca, quello del moro e quello della contadina.

La dama bianca, sposata con un anziano signore dedito solamente alla caccia al falcone, pare attirasse giovani al castello per poi disfarsene gettandoli dentro il pozzo dei coltelli. Il marito, stanco di questo, tenne i cavalli senza bere per giorni e poi mandò la consorte in carrozza lungo il Po. I cavalli sentendo il rumore dell’acqua si gettarono verso il fiume portando con sé la contessa. La sua presenza sarebbe annunciata da un profumo di gelsomino e dal suo tipico manto bianco.

La figlia del castellano si innamora del Moro, nemico, servo ed infedele, ed il padre, scoprendo l’amore, chiuse lei in convento e lui nella torre del castello, lasciandolo morire di fame. Si dice che i suoi resti non furono mai trovati, solo si rinvenì il suo mantello. Nelle notti di plenilunio di febbraio si dice il Moro torni al castello per far danzare le dame rappresentate nella sala baronale. Le nobildonne si staccherebbero dal muro per accettare l’invito.

La contadina invece, esonerata dal lavoro nei campi per la sua grazia, attendeva alle botti di vino bianco, curandosi rimanessero colme. Il suo innamorato, uno scudiero del nobile castellano, cade in una battuta di caccia e lei per il dolore, si lasciò morire senza più uscire dall’infernòt, il grottino dove le botti venivano conservate. In primavera se ne sentirebbero i lamenti provenire dalla crota d’l vin bianc.

Chiesa di Santa Maria al castello

Prima di andare via è d’obbligo un’ultima tappa alla chiesetta del castello della Manta, Santa Maria al castello. Andate dietro l’altare e guardate la forza dell’affresco della crocifissione. L’immagine è modernissima: il ladrone buono cede la sua anima, sotto forma di bambino, all’angelo; Al ladrone cattivo invece l’anima viene strappata via dalla bocca da un diavolo.

affresco Santa Maria al castello Castello della Manta

 

crocifissione2