I nuraghi hanno un importante ruolo nel paesaggio sardo arricchendolo del mistero delle civiltà che abitarono il bacino Mediterraneo nell'Età del Bronzo.

I Nuraghi sopravvissuti e disseminati più o meno integri nell'isola della Sardegna sono circa settemila. Un numero impressionante che lascia facilmente intuire l'originale densità di queste costruzioni simili a cumuli conici di pietre spesse che all'interno nascondono camere cave a forma di cupola.

Sulla loro funzione gli studiosi si dividono: costruzioni civili? Basi militari? Poli religiosi? Osservatori astronomici? O magari tutte queste cose? Per scoprire i segreti che queste torri preistoriche custodiscono, si consiglia dunque di esplorare alcuni degli insediamenti più importanti.

1. Su Nuraxi di Barumini

Il sito più grande della Sardegna e del mondo è il villaggio di Su Nuraxi di Barumini, lungo la via per Oristano, e venne portato in superficie durante una campagna di scavi condotta negli anni Cinquanta dal grande archeologo Giovanni Lilliu. Nel 1997, riconoscendogli la qualità di testimonianza più completa e meglio conservata della civiltà nuragica, l'UNESCO ha issato sui suoi sassi la bandiera di Patrimonio Mondiale.

Nelle stratificazioni si leggono le tracce di oltre duemila anni di Storia che dal 1500 a.C. giungono con altro uso in fase storica fino al VII secolo d.C.

Il complesso è visitabile tutti i giorni con la scorta di guide, e nel vicino paese di Barumini, l'ex convento dei Padri Cappuccini offre casa a una porzione di reperti rinvenuti nel corso degli scavi che si possono vedere in esposizione.

Su Nuraxi By Domimf (Own work)  , via Wikimedia CommonsSu Nuraxi By Domimf (Own work) , via Wikimedia Commons

2. Nuraghe Santu Antine

E' considerato uno dei gioielli dell'architettura protosarda. A renderlo particolare oltre alla curiosa architettura, sono la mole e gli elementi architettonici anche complessi. E' composto da una torre centrale e da un bastione trilobato con tre torri circolari ai vertici. Ha un pozzo, corridoi di collegamento e feritoie per i tiratori e racconta di una tribù potente e organizzata.

Nella disputa relativa alla funzione delle costruzioni nuragiche alcuni studiosi sostengono l'ipotesi astronomica. L'esperto Mauro Peppino Zedda attribuisce alle torri del nuraghe Santu Antine il ruolo di osservatori che grazie alla loro precisa posizione permettevano di scandire le stagioni e agevolavano lo studio della volta celeste.

Il sito che sorge nei pressi di Torralba è aperto tutto l'anno tutti giorni e compie tour guidati ogni mezzora circa con una pausa al ridosso dell'ora di pranzo. L'accesso è gratuito nelle giornate nazionali dedicate alla cultura.

3. Nuraghe Losa

3 km a sud del comune di Abbasanta (Oristano), dalla statale 131, si può raggiungere il Nuraghe Losa, un complesso esteso e costituito da un nuraghe trilobato originariamente difeso da una cinta turrita e dal vicino villaggio interamente circondato da mura. Durante gli scavi sono stati portati in superficie diversi scheletri umani, un'indicazione sugli scopi funerari del sito. Il nome "losa" in sardo significa proprio lapide.

Foto: Nuraghe Losa© Hans Hillewaert /, via Wikimedia CommonsNuraghe Losa © Hans Hillewaert /, via Wikimedia Commons

4. Nuraghe Arrubiu

Nel comune di Orroli (Cagliari), su un altipiano dominante, si trova il Nuraghe Arrubiu che per diverse ragioni meriterebbe di essere visitato. Oltre ad essere l'unico nuraghe pentalobato presente in Sardegna e uno dei maggiori e conta in totale 21 torri collegate da ciclopiche cortine e distribuite su una superficie di cinquemila metri quadri. Il nome Arrubiu deriva dal singolare colore dei licheni rossastri che hanno ricoperto i reperti in basalto conferendo all'area archeologica delle incredibili sfumature.

Il "Gigante Rosso", come lo chiamano da queste parti, è aperto e visitabile tutti i giorni dell'anno e nelle vicinanze sorge anche una tomba di giganti - "La Tomba della Spada" - oggetto di recenti scavi.

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Foto di copertina: Nuraghe Arrubio Source: Photographer: Hans Peter Schaefer, http://www.reserv-a-rt.de {{GNU FDL}} via Wikimedia Commons