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    Art

    Opere di Kandinsky: i 15 quadri più belli

    giugno 2026

    Da San Pietroburgo a New York, un viaggio attraverso le opere di Kandinsky: i 15 quadri più importanti del maestro dell’Astrattismo

    Vassily Kandinsky nasce nel 1866 a Mosca, dove vive fino all’età di trent’anni: dopo aver conseguito una laurea in giurisprudenza, decide di dedicarsi a tempo pieno all’arte e si trasferisce in Germania. Il suo percorso di formazione artistica è fin dall’inizio basato sulla sperimentazione, che lo porterà a teorizzare principi rivoluzionari influenti per l’intero secolo successivo.
    Nel 1911 fonda con il collega Franz Marc il gruppo avanguardistico Il Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter): nasce ufficialmente il movimento dell’Astrattismo. Questo nuovo movimento artistico, incentrato su una pittura complessa e affascinante, si contrappone alla tradizione dell’arte figurativa e naturalistica, abbandonando ogni rapporto con la realtà oggettiva e dando vita a un mondo fatto di linee e colori che, trovando ispirazione nelle sensazioni, si fa espressione del contenuto psichico (la “necessità interiore”) dell’artista.

    01

    Composizione VI (1913)

    Dal 1909 in poi, Kandinsky suddivise le sue opere maggiori in tre categorie fondamentali: Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni. Le Composizioni venivano considerate dall’artista l’insieme pittorico più importante, poiché in grado di unire l’immaginazione all’intuizione e, al contempo, alla sfera razionale. Composizione VI, oggi appartenente alla collezione dell’Ermitage di San Pietroburgo, ci travolge con una vera e propria esplosione di forme e colori, liberati definitivamente da ogni tipo di raffigurazione oggettiva. Osservando gli studi preparatori all’opera (spesso rivelatisi fondamentali per una corretta interpretazione dei quadri di Kandinsky) Composizione VI sembrerebbe essere dedicata al tema della catastrofe e, in particolare, dell’Apocalisse, soggetto ricorrente nei lavori dell’artista.

    02

    Composizione VII (1913)

    Da San Pietroburgo ci spostiamo a Mosca, città natale di Kandinsky, per visitare la Galleria di Stato Tret’jakov. Qui è custodita Composizione VII, una diretta evoluzione di Composizione VI: forme, linee e un vortice di colori, ancor più accesi e vari rispetto alla composizione precedente, si aggrovigliano su una tela che, secondo i critici, approfondirebbe ulteriormente i temi del Diluvio Universale, del Giudizio Finale e della Salvezza. L’ostinazione dell’artista per la rappresentazione di questi temi non deve sorprendere: siamo infatti negli anni immediatamente precedenti alla Prima Guerra Mondiale (1912-1913) e il clima di tensione globale non lascia indifferente neanche Kandinsky, che non può smettere di interrogarsi sul destino dell’uomo.

    03

    La Piazza Rossa (1916)

    Alla Galleria Tret’jakov è esposta anche La Piazza Rossa, una tela con cui Kandinsky vuole omaggiare la piazza più bella di Mosca. Il quadro è ben lontano da ogni tipo di raffigurazione paesaggistica tradizionale: i monumenti principali sono sommariamente riconoscibili, ma fissando una sorta di punto di rotazione al centro del quadro, Kandinsky crea un vortice che muove e distorce le forme in un movimento centrifugo che sembra dare ritmo alla vita della città, trasformando Mosca in una magica sinfonia di luce e di azzurri. Grande spazio è dedicato ai colori primari, stesi con pennellate rapide e ampie.

    04

    Paesaggio con macchie rosse II (1913)

    Nel 1909, Kandinsky e la sua compagna acquistano una casetta a Murnau, piccolo comune della Baviera. Il paesaggio alpino ispira molto l’artista, che fino al 1913 dipinge spesso gli scenari bavaresi, sebbene trasfigurati in forme sempre più astratte. In Paesaggio con macchie rosse II, appartenente alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, i colori, qui utilizzati in una tavolozza piuttosto limitata, perdono ogni tipo di funzione descrittiva e diventano degli strumenti emotivi, che campiscono montagne trasformate in triangoli e una chiesa dal campanile infinito. Il paesaggio di Kandinsky perde così la maggior parte delle connessioni con il mondo reale, per evolversi in una visione spirituale.

    05

    Quadrati con cerchi concentrici (1913)

    Sebbene non si tratti di un vero e proprio dipinto (quanto piuttosto di uno studio quasi scientifico) questo dipinto conservato presso la Lenbachhaus di Monaco di Baviera è realizzato con diverse tecniche pittoriche (acquerello, gouache e pastello su carta) ed è tra le opere più conosciute di Kandinsky. Secondo l’artista, il colore costituiva la più profonda anima dell’immagine, e non un suo attributo. Da qui nasce il desiderio di indagare sul contenuto emotivo dell’espressione cromatica tramite la realizzazione di numerosi esperimenti: in questo caso, l’obiettivo di Kandinsky era testare differenti combinazioni di colori per valutarne la diversa percezione sull’osservatore.

    06

    La vita variopinta (1907)

    La Lenbachhaus di Monaco di Baviera custodisce la più ricca collezione al mondo di opere di Kandinsky. Tra questi figura La vita variopinta, un dipinto molto particolare che ben contraddistingue, nella produzione kandinskyana, la fase pittorica antecedente all’astrattismo geometrico. In tal caso l’artista raffigura un’affollata scena di vita russa, animata da una moltitudine di personaggi che incarnano i temi dell’amore, della maternità, della lotta e della morte. Come in altre opere di questo periodo (1907-1913), il pittore rievoca le sue forti radici russe tramite l’utilizzo di colori brillanti, affiancati in modo particolarissimo in un insieme di macchie, linee e puntini.

    07

    Improvvisazione XXVI (Remi) (1912)

    Tra il 1909 e il 1914, Kandinsky creò più di trentacinque improvvisazioni, ovvero opere che dovevano visualizzare, secondo l’artista, tutte quelle sensazioni prodotte dalla propria “natura interiore”. Le idee spirituali vengono allora riportate sulla tela in forma di linee e colori, che si liberano in un’astrazione assoluta. Tra le Improvvisazioni esposte alla Lenbachhaus di Monaco, la numero 26 è una delle più conosciute. In essa emergono tensioni dinamiche, contrasti cromatici intensi e forme allusive che suggeriscono paesaggi interiori, evocando emozioni profonde e una dimensione quasi musicale e trascendente.

    08

    Impressione III (1911)

    Composizioni, Improvvisazioni e, infine, Impressioni: con questi termini Kandinsky indicava quell’insieme di opere realizzate per esprimere le “sensazioni dirette ricevute dall’esterno”. Tali sensazioni potevano essere visive, ma al contempo acustiche, come dimostra Impressione III: dopo aver assistito a un concerto di Schönberg, Kandinsky realizza questo dipinto che, a partire dalle immagini reali del pianoforte e del pubblico, ancora vagamente distinguibili, si propone come una composizione astratta dominata dalla contrapposizione tra la macchia nera (che nel linguaggio acustico Kandinsky traduce con la pausa musicale) e la brillante striatura gialla (colore corrispondente alla massima sonorità). Questa tela, anch’essa custodita presso la Lenbachhaus di Monaco, rappresenta uno dei primi e più importanti tentativi dell’arte moderna di realizzare una concreta esperienza multisensoriale, che unisce musica e pittura.

    09

    Signora a Mosca (1912)

    Sempre alla Lenbachhaus di Monaco si trova Signora a Mosca, un dipinto che senz’altro merita una particolare attenzione, quanto meno per la forte connotazione simbolica insita nella raffigurazione. Mosca torna ad essere lo sfondo della scena, che si fa allegoria del contrasto tra bene e male alla base del mondo: la macchia nera che avanza ad oscurare il sole rappresenta il materialismo del mondo moderno, a cui si contrappone la figura femminile che, circondata da un vortice di colori chiari e brillanti, incarna la potenza dello Spirito. Questo tema verrà ripreso più volte da Kandinsky, che lo riprodurrà in forme via via sempre più astratte.

    10

    Composizione X (1939)

    Realizzata nel 1939, appartiene alla collezione della Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf e costituisce l’ultima Composizione di Kandinsky. Il linguaggio formale è diverso rispetto a quello delle precedenti Composizioni: gli elementi geometrici sono irregolari, spariscono le linee nere spezzate, i colori diventano piatti, brillanti e senza sfumature, trasformando l’opera in una sorta di mosaico. Una scelta che sorprende, e che si spiega con l’attribuzione di un forte significato simbolico, è inoltre la realizzazione di uno sfondo totalmente nero, il “non-colore” verso cui Kandinsky aveva in genere mostrato una certa avversione.

    11

    Blu di cielo (1940)

    A partire dal 1934, nei quadri di Kandinsky compaiono forme ameboidi colorate che vanno a sostituire gradualmente le forme più rigidamente geometriche. Blu di cielo, una delle opere più importanti del Centro Pompidou di Parigi, rappresenta un po’ il manifesto di questa nuova fase pittorica: in tal caso il protagonista della composizione è lo sfondo azzurro e terso che, come diceva lo stesso Kandinsky, “richiama l’uomo verso l’infinito”, creando un universo in cui tanti piccoli microrganismi (somiglianti ad embrioni in formazione) levitano liberamente.

    12

    Linea bianca (1920)

    Dopo quella della Lenbachhaus di Monaco, la collezione del Centro Pompidou di Parigi che, contando in totale più di 100.000 opere, costituisce uno dei principali riferimenti mondiali per l’arte del XX e del XXI secolo, è in assoluto la più ricca di opere di Kandinsky. Insieme a Blu di cielo, Linea bianca è una delle tele più significative dell’ultima fase pittorica dell’artista: qui amebe violacee si stagliano su uno sfondo nero che mette in risalto la linea bianca protagonista del quadro, ondeggiante come un vivido filamento. Le interpretazioni che i critici hanno espresso in relazione alla natura di questo mondo “ameboide” sono molteplici. Probabilmente, Kandinsky risentì delle influenze della pittura surrealista (in particolare di Mirò) e, al contempo, si dedicò all’elaborazione creativa del suo interesse per l’embriologia, scienza legata al mistero dell’origine della vita.

    13

    Senza titolo (primo acquerello astratto) (1910)

    Datato 1910 dallo stesso Kandinsky, questo acquerello è conservato al Centro Pompidou di Parigi e appartiene alla serie di studi per la Composizione VII. Si tratta di un tassello molto importante per la comprensione del percorso di genesi delle grandi Composizioni: Kandinsky elabora le concezioni dell’Einfühlung (ovvero dell’Empatia) nel senso più astratto possibile, con l’intenzione di tradurre in modalità grafica e cromatica, tramite l’utilizzo di linee e macchie di colore, il proprio contenuto psichico. La via dell’astrazione lirica è ufficialmente intrapresa.

    14

    Composizione VIII (1923)

    Nel 1930, Solomon R. Guggenheim visitò il Bauhaus di Berlino, dove acquistò diverse opere di Kandinsky. È così che iniziò a germogliare una delle più importanti collezioni al mondo dedicate al maestro russo, oggi esposta al Guggenheim Museum di New York. Composizione VIII fa parte di questa collezione e costituisce l’opera simbolo dell’astrattismo geometrico, teorizzato dall’artista con il saggio “Punto, linea, superficie” pubblicato nel 1926. I turbinii e la drammaticità caratteristici delle Composizioni precedenti vengono sostituiti da forme molto più rigide: sono i triangoli, i quadrati e i cerchi (promotori di diversi stimoli a seconda dei colori a cui sono associati) le forme alla base delle nuove opere astratte di Kandinsky.

    15

    Alcuni cerchi (1926)

    Tra le tre forme geometriche primarie, il cerchio è senz’altro quella che maggiormente affascina Kandinsky. Alcuni cerchi è soltanto uno dei tanti quadri, prodotti intorno alla metà degli anni ’20, a darcene prova: il cerchio, espressione della massima qualità formale e, al contempo, simbolo legato all’idea del cosmo e del divino, diventa il protagonista assoluto della tela, oggi conservata presso il Guggenheim Museum di New York. La composizione rivela equilibrio rigoroso, armonie cromatiche calibrate e una ricerca teorica sul rapporto tra forma, colore e spazio, elementi fondamentali nella riflessione artistica kandinskiana matura.

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